The last selfie!

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro. Come alcuni forse sapranno, dal 2006 lavoro nella Pubblica Amministrazione. Naturalmente quando studiavo lingue all’università mai avrei pensato di finire qui, né che per alcuni anni mi potesse piacere. Il mondo della PA è un mondo a parte; è il mondo in cui tutte le convinzioni che hai sul lavoro, sull’etica e sul senso del dovere vanno a farsi benedire tendenzialmente entro il primo mese.
Qui si deve combattere sempre, giorno per giorno, con chiunque: con quelli che ti fanno muro perché sei nuova, con quelli che ricevono la mail e ti rispondono dopo 2 giorni perché “si vabbuo’, tanto non è urgente” (e magari lo è ma se non leggi la mail, mai lo saprai!), con quelli che pensano che tu voglia rubare loro il lavoro ma, nonostante tutto, continuano a lavorare 2 secondi a settimana.
Insomma, è un mondo difficile come diceva Tonino Carotone! I primi anni sei completamente basito e vivi così, con la bestemmia facile ogni volta che ti arriva una mail o una chiamata. Poi entri nel meccanismo e, prevedendo già le cose prima che accadano, ti costruisci un piano B che, nel 90% dei casi, è sempre e solo uno: imparare a fare quello che gli altri non fanno in modo da essere autonomo. Una volta capito questo, sei a cavallo e puoi andare avanti 100 anni!
Scherzi a parte, non voglio che si pensi che la PA è popolata solo dai cosiddetti “fannulloni” come sosteneva l’ex Ministro Brunetta. La maggior parte dei miei colleghi, in realtà, è molto competente e ce la mette tutta spesso ricoprendo ruoli di responsabilità che andrebbero affidati ad altri con livelli più alti e meglio retribuiti.
Nel corso degli anni, purtroppo, tutto è peggiorato e l’ambiente è diventato diverso, quasi ostile. Molti colleghi con cui ho lavorato per un decennio sono andati via; chi in altri enti, chi in pensione e chi nel privato lasciando un vuoto per me incolmabile. 
Ad ogni modo, 11 anni non si cancellano facilmente e mi porterò dietro i ricordi felici degli eventi in Fiera, le pause pranzo in totale relax durante le quali ci si lasciava dietro tutto, si staccava la spina e si rideva, si rideva tanto. Mi ricorderò il tentativo (inutile) di far bere a Diego della salsa di soia millantando che fosse Coca-Cola (non se l’è bevuta, chissà come mai?!), la telefonata anonima del “Master” alla capa in cui, per prenderla in giro, accusava sé
stesso di essere al bar in orario di lavoro, i soprannomi assurdi che davamo ad alcuni colleghi antipatici per non farci “sgamare” mentre ne parlavamo male e mille altre storielle.
Ciao ciao Provincia… ops, scusate, Città Metropolitana. Un po’ mi mancherai ma, come si suol dire, si chiude una porta e si apre un portone (sperem!).

 

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