Giornate uggiose e social networks.. alcune riflessioni (probabilmente sbagliate!)

Oggi, siccome il tempo non e’ dei migliori e sono su un minivan da 16 posti con l’aria condizionata a manetta anche se fuori ci sono 15 gradi, mi e’ venuta voglia di parlare di Instagram e fare qualche simpatica riflessione sull’argomento. Ovviamente so che sto per tirarmi la zappa sui piedi con questo post ma cercate di capirmi; sto combattendo il freddo glaciale, non ho un cappello in testa ed e’ assai probabile che, in queste condizioni, io possa partorire dei concetti del menga!

Comunque, partirei subito con l’affermare che tutti i ragazzetti appena usciti dal liceo che vogliono diventare influencer (non si sa su cosa!) e spendono soldi per dei bot o per consulenze esterne sono dei pessimi soggetti e, purtroppo, posso anche affermare che sono una grossissima fetta di utenti IG. Tralascio ogni commento su un genitore che, invece che spronare il figlio ad andare all’università o a lavorare, gli da i soldi per pagarsi un abbonamento mensile ad un Bot affinché diventi popolare su Instagram. E’ evidente che io sia vecchia ma a 18 anni, quando i miei genitori mi hanno dato un cellulare in mano per monitorarmi durante le uscite serali, ne ho maledetto l’invenzione per anni e forse ancora oggi continuo a farlo.

Ad ogni modo oggi tra bot, gruppi di engagement, round chat e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta, se hai tempo e soldi da investire, ci metti poco a tirar su followers. La domanda che mi pongo, pero’, e’ un’altra: con tutti questi escamotage e automazioni, non si andrà a snaturare la vera essenza di Instagram? Mi spiego meglio. Se io partecipassi ad un gruppo Telegram per fare in modo che la mia foto riceva più like possibili nei primi minuti e compaia tra le prime 6 foto della “home”, sono incentivata a mia volta a mettere like sulle foto altrui (della serie Do ut Des). Dovendo fare tutto in poco tempo temo, e sottolineo TEMO, che ognuno metta dei like un pochino ad minchiam (nota espressione latina!!) senza badare molto al contenuto e alla qualità. Del resto, Tempus Fugit! In sostanza, dato che vedo profili con un sacco di followers che non pubblicano foto da National Geographic, mi viene da pensare che sia solo un mero escamotage per arrivare alla meta desiderata: i followers.

Dal canto mio, per quanto ci abbia pensato, entrare in un gruppo Telegram (tempo fa ho provato per un giorno ma sono uscita subito) o far gestire il mio profilo IG ad un “software” sono concetti che ho deciso che non sposerò mai. Preferisco che la gente mi segua spontaneamente e andro’ avanti piano piano raccogliendo solo chi veramente e’ interessato a cio’ che pubblico e scrivo. Magari continuerò a sponsorizzare alcuni post tramite Instagram Ads o qualche S4S (short 4 short: profili grossi che pubblicano la tua foto per sponsorizzarti) ma nulla più’. La spontaneita’, a mio avviso, e’ la chiave vera del successo di una persona, sia che si stia parlando di social networks, sia che si parli di esseri umani in carne ed ossa (già vedo gente che ride a questa affermazione!).

Per concludere, dopo aver notato la massiccia presenza di espressioni latine in questo post, volevo aggiungere che sono a Clearwater Bay e non c’e una benamata mazza e i cani da guardia delle villette (comunque patati!) abbaiano. Forse e’ meglio fare dietro front e aspettare il mio minivan gelido guidato da autisti cinesi che sembrano sul set di Speed o Fast and Furious! At salut (espressione ferrarese).

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