Varie ed eventuali, amicizia e culture..

In questi giorni sono successe un po’ di cose. Partiamo dal fatto che, finalmente, abbiamo una casa. Potremo entrarci soltanto tra un mese ma e’ comunque un grande traguardo anche perché, va bene il concetto di “due cuori e una capanna” ma in 15 metri quadri scarsi, non c’e molto da fare; non si può cucinare, non si riescono ad aprire le finestre, la TV e’ solo in cinese e, insomma, diciamocela tutta, meglio avere un po’ piu’ di spazio.

Ieri, a tal proposito, sono andata a ordinare i mobili all’IKEA, vera e propria manna dal cielo in una delle citta’ piu’ care al mondo. Adesso possiamo stare tranquilli e pensare al matrimonio… ah no, anche quello e’ già tutto organizzato!
Un altro passo fondamentale riguarda lo spostamento dei nostri animali. Abbiamo deciso di chiedere aiuto ad una società che si occupa di relocation di animali da compagnia. Questo era davvero un punto cruciale su cui avevo migliaia di dubbi e preoccupazioni perché i nostri animali dovranno raggiungerci senza il minimo stress o comunque evitando tutto lo stress possibile. Ho già scritto che mi mancano da morire? 😉 ❤️
Ad ogni modo, questo preambolo mi serve per raccontare una storia, una storia di amicizia tra culture apparentemente diverse che dura da 15 anni.
Quando ero all’Università ho conosciuto Younes, un ragazzo marocchino di Rabat che, come me, studiava lingue e letterature straniere. Era in Italia con la sua famiglia in quanto il padre aveva un mandato come diplomatico. E’ nata un’amicizia sincera tanto che la mia famiglia, quando i suoi genitori sono tornati in Marocco, lo aveva quasi adottato. Mio zio ci portava allo stadio a vedere il Milan (quando il Milan vinceva!), andavamo a mangiare la pizza la sera dopo il Derby.. insomma, era uno di famiglia. Ricordo ancora il sapore autentico del cous cous che ci ha preparato insieme a sua madre e molti racconti su come si vive in Marocco, sulla sua famiglia, sull’Islam, sulla lingua araba che ha sia la “A” vocale che la “A” consonante 😩😬(e io che pensavo fosse difficile il cinese)
Poi e’ successo un fatto spiacevole in Italia e ha deciso di rientrare in Marocco deluso da quello che, negli ultimi 10 anni, era stato il suo paese. Da allora non ci siamo piu’ visti ma, complici i social networks che, oltre a dare la parola a perfetti idioti e ad analfabeti funzionali, svolgono anche una funzione utile: mettere in contatto persone fisicamente lontane tra loro. Così e’ stato per qualche anno. Ci scrivevamo spesso su Facebook, lui mi raccontava le sue vicissitudini sentimentali, io le mie. L’ultima volta che ci siamo scritti nel 2011 gli avevo detto che avevo ricominciato a frequentare, questa volta seriamente, quello che poi e’ diventato il mio attuale fidanzato, nonche’ futuro marito.
Un giorno come tanti, qualche mese fa, dopo 7 anni di silenzio assoluto, ricevo un messaggio su Facebook dall’associazione culturale italiana di Rabat che recitava “saluti dal Marocco”. Era lui che, trovato finalmente un lavoro, era riuscito a contattarmi per dirmi “sono vivo!” anche se ancora non potevamo scriverci nulla almeno fino a che non avesse uno smartphone personale. Quel giorno e’ arrivato ieri. Dopo tantissimi anni, ci siamo raccontati le nostre vite in questi ultimi 7 anni: le delusioni, le perdite di alcune persone care, le lotte per il posto di lavoro ma anche le rivincite, gli affetti e molto altro.
Non vedo l’ora che Fede lo conosca e credo che prima o poi accadrà anche se siamo ancora piu’ lontani di quanto non fossimo prima.

Ma ora veniamo alla morale. Questa storia, oltre ad avere un significato personale per me, mi piacerebbe servisse ad aprire la mente di tutti coloro che credono di conoscere il mondo e di non poter assolutamente socializzare con culture diverse. Mi piacerebbe fosse utile per farvi capire che, se vostro figlio diventa amico di Abdul o di Mohamed a scuola, questo può probabilmente arricchirlo ed arricchire voi e il vostro bagaglio culturale. Questo racconto dovrebbe servire affinché capiate che essere prevenuti nei confronti degli altri non vi portera’ mai nulla di buono e che sarebbe meglio analizzare i fatti e le persone dopo averle conosciute e non dal colore della loro pelle o dalla religione. E niente, spero che un domani ci siano piu’ persone aperte mentalmente e meno “tuttologi” (ovviamente non mi riferisco al Tuttologo del bar, lui deve restare Tuttologo a tutti gli effetti!).

Zàijiàn 再见 (at salut!)

2 pensieri su “Varie ed eventuali, amicizia e culture..

  1. Una storia bellissima, e oltre alla gioia per il fatto di aver ritrovato il tuo amico dopo anni c’è anche l’importanza di quello che dici: ci dovrebbe essere molta più apertura mentale verso quello che normalmente è considerato “diverso”. Anche perché sarebbe un modo per conoscere qualcosa di nuovo e quindi uscire un po’ dal proprio “orticello”.
    Non vedo l’ora di vedere qualche fotografia della nuova casa!

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    1. Siii, sono assolutamente d’accordo! Io non ho mai avuto problemi con le persone diverse da me nemmeno da bambina! Mi rendo conto che tanta gente non la pensa come me ma non importa.. magari col tempo le cose cambieranno! In casa entreremo tra un po’ ma sara’ vuota fino a che non arriveranno i pelosi! ❤️❤️❤️

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