Pensieri e parole..

Sono diversi giorni che non scrivo. Da una parte e’ colpa della fretta nell’arredare casa prima di partire, della sciatalgia dovuta ai chilometri che faccio giorno per giorno con i pesi e di alcuni pensieri.

E’ innegabile che questi mesi passati e quelli che verranno porteranno a cambiamenti sempre piu’ radicali che noi, con un pizzico di incoscienza, abbiamo accettato senza pensarci. Il fatto di rientrare in Italia tra poco, di salutare Fede e rivederlo pochi giorni prima del matrimonio, mi mette un po’ di ansia. Dovro’ affrontare decisioni per l’organizzazione di “quel giorno” da sola, potrò sentirlo solo in un determinato momento a causa del fuso, dovrò occuparmi di Nala e dei gatti e di tutti i permessi connessi al loro trasporto qui ad Hong Kong. Con tutti questi compiti e momenti importanti che si avvicinano, non posso fare a meno di chiedermi “e se qualcosa dovesse andare storto?”.

Non vi capita mai di partire in quarta, con spavalderia e poi, a due passi dalla meta, preoccuparvi di qualcosa? A me spesso. Forse perché l’adrenalina che ci porta in salita, che ci fa desiderare di arrivare, una volta che si e’ prossimi al traguardo, diminuisce lasciando spazio all’ansia ed alle preoccupazioni. Credo sia normale farsi mille domande e ripetere ogni giorno tutto cio’ che manca affinché un evento sia perfetto ma, ahimè, per me e’ la prima volta quindi cercate di comprendermi!

C’e un’altra cosa che mi tormenta: il lavoro. In questi giorni frenetici mi e’ stato riferito che sono state date le valutazioni riferite alle performances dell’anno passato e che il famigerato premio di produzione verra’ liquidato il 28 marzo. Ad oggi non mi e’ stata data alcuna valutazione nonostante sia un mio diritto averla (ed averla positiva!); pertanto, tutto questo ritardo misto ad assenza di comunicazioni, di risposte e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta, non fa altro che generare duemila interrogativi. Inoltre, se il mio amico avvocato mi dovesse dare parere negativo in merito alla possibilità’, per una dipendente di un’azienda consortile a partecipazione pubblica come quella per cui lavoro, di poter usufruire di un’aspettativa illimitata per ricongiungimento del coniuge, il 31 dicembre dovro’ dare le dimissioni. Certo, non ho avuto particolari soddisfazioni professionali in questi 11 anni ma l’idea di dover lasciare per sempre la mia scrivania mi pone mille altri pensieri, primo su tutti: quando tornerò a Milano, che faro’? Quando hai lavorato tutta la vita in un ente pubblico, non hai certo la fila di aziende che sbavano per assumerti anche se sai le lingue, anche se hai lavorato all’estero e sei sveglia.

Insomma, sono momenti di grandi svolte personali e professionali che non possono certamente lasciarmi indifferente. Mi auguro solo che Milano mi accolga come solo lei sa fare: con la primavera!

3 pensieri su “Pensieri e parole..

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