Il mare d’inverno

Il mare d’inverno e’ un concetto che il pensiero non considera. Cosi cantava la mitica Loredana Berte’ nel 1983 quando la sottoscritta cercava (invano) di gattonare.

Devo ammettere che per anni ho davvero sottovalutato la potenza rigenerativa del mare nelle stagioni “fredde”. Ho sempre pensato che si dovesse andare al mare in estate, per rilassarsi dopo la scuola, abbrustolirsi per bene come lucertole al sole, odorare di salsedine e poi, mestamente, rientrare in citta’ per la ripresa delle attivita’ studentesche prima, e lavorative poi.

Crescendo, ho imparato a vivere in modo diverso e, ahime’, a detestate le spiagge affollate, i tamarri che urlano, i milanesi imbruttiti e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta. E’ stato il momento in cui ho scoperto il mare d’inverno.

Le spiagge deserte, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e i gabbiani che, indisturbati e piu’ chiassosi che mai, regnano sovrani, sono le immagini e i suoni di cui ho bisogno da quando ho passato la soglia dei trenta e, specialmente, da quando vivo in una metropoli.

Non fraintendetemi, da buona milanese che ha bisogno di un tram che sferragli sotto casa per sentirsi bene, non voglio dire che la metropoli non sia piu’ il mio habitat naturale ma che, quando ho necessita’ di isolarmi da tutto e da tutti (o quasi), da qualche anno a questa parte, scelgo il mare… d’inverno!

San Vincenzo, il luogo della mia infanzia

Quest’anno, nell’impossibilita’ di andare nella mia adorata Toscana causa distanze un po’ proibitive, in concomitanza del Chinese New Year, abbiamo optato per la Thailandia, patria del pad thai, dei tuk tuk, del Full Moon Party e delle isole il cui nome inizia per “Ko” che, in thailandese significa, appunto, isola.

Dopo una breve ma intensa permanenza a Bangkok, siamo giunti ieri sera a Koh Samui.

La prima necessita’ era la cena ma, come tristemente noto, dopo una certa ora, i ristoranti chiudono; pertanto, abbiamo trovato un bar di scoppiati francesi che ci hanno rifocillato… a posto cosi!

Questa mattina, freschi di colazione a base di uova, ci siamo diretti verso le cascate Na Mueang dove ci attendeva l’attrazione number one dell’isola: la gita a dorso di elefante (patato!).

Dopo una breve, ma intensa, tensione a causa dell’altezza non indifferente e del moto leggermente altalenante del simpatico pachiderma, e’ andato tutto bene 😅

Dato che sto sentendo gia’ le vostre bacchettate su questa gita turistica che piu’ turistica non si puo’, vi parlero’ delle cascate.

Mio marito impazzisce per le cascate. Non ho mai capito se sia una passione relativa alle potenziali minchiate che si possono fare (tipo buttarsi, fare rafting, rischiare di annegare and so on) o se proprio le ama perché rappresentano qualcosa di mistico o filosofico. Propendo piu’ per la prima ipotesi.

Una volta raggiunto il punto piu’ alto a piedi, ci si puo’ fermare a riva, chiudere gli occhi e sentire solo il rumore dell’acqua… ci voleva proprio!

Ferragni, spostati!

Dopo un pranzo in riva al mare e una doccia per levarci di dosso l’odore di elefante, eccomi in spiaggia per l’ultimo appuntamento della giornata: il tramonto.

Domani ci aspetta un’escursione… stay tuned!

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