Un anno lontano dall’Italia. Pensieri e parole nell’attesa di tornare a Milano (no per sempre eh!)

A gennaio abbiamo festeggiato un anno lontano dalla madre patria. Come molti di voi sanno (o forse hanno letto) ci sono parecchie cose che abbiamo imparato stando qui, in un luogo che e’ certamente piu’ caotico di Milano ma anche piu’ lento. Ed eccoci, quindi, a commentare la prima cosa che abbiamo dovuto subire appena arrivati: la lentezza dei cinesi nel fare ogni cosa. Nel camminare in primis. Se hai fretta e devi prendere un qualsiasi mezzo di trasporto o scendere una dele tante scale di HK, stai sicuro che dovrai chiedere 800 volte “excuse me…” per passare perché i cinesi sono tanti e camminano molto piu’ lenti di noi.

Se si ordina un caffe’, non esiste il concetto di “caffe al banco”. Qui tutto e’ o “take away” o “stay here” e  quest’ultima espressione significa che ti devi sedere ad un tavolo e attendere all’infinito il tuo caffe’. Molte volte abbiamo assistito a scene deliranti in cui, dietro al bancone del bar, si trovavano 4 o 5 persone ognuna delle quali ha un compito nell’iter difficilissimo che porta al tanto desiderato caffe. Il tutto in mezz’ora di tempo… In Italia in mezz’ora fanno circa 100 caffe’ ma questo e’ un dettaglio. Qui non esiste la fretta, si deve aspettare. Punto.

IMG_0609
Chinese New Year 2018
IMG_0851
Mong Kok

Se siete gia’ in ansia per il paragrafo precedente e ciò significa, per il 90% dei casi, che siete milanesi; vediamo come vi sentirete a leggere la storia agghiacciante del “service lift” che siamo obbligati a prendere ogni giorno per tre volte al giorno per portare a passeggio Nala (il nostro golden retriever).

Il nostro Building ha 52 piani ed ogni piano ha circa 4/5 appartamenti. Fate voi il conto.  Chi come noi ha un cane deve per forza usare il service lift che viene contemporaneamente utilizzato da: addetti alle pulizie, proprietari di posti auto, addetti ai lavori per i continui e perenni traslochi o lavori di ristrutturazione, proprietari di cani e personale del management che si sposta da un piano all’altro. La sera, inoltre, dalle 21 alle 22.30 c’e la raccolta della spazzatura e quindi non si può usare. Avrebbe senso per noi, vivendo al 9 piano, poter scendere a piedi attraverso le scale di sicurezza MA NO… le scale di sicurezza sono allarmate e quindi non si possono usare. Ma andiamo avanti.
Ogni santissimo giorno mi ritrovo a dover aspettare da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 20 il benedetto ascensore di servizio per i motivi piu’ disparati. Una volta c’e un guasto, una volta c’e il milionario che ha ordinato i mobili di Molteni e deve riempire quei 200 mq di penthouse che si ritrova al 52esimo piano, un’altra volta e’ la sciura che parla al cellulare bloccando l’ascensore per 10 minuti mentre aspetta il marito ma ieri… ieri e’ stato il colmo.
Arrivo al lower ground floor tutta bagnata perche’ diluviava, chiamo l’ascensore e aspetto. Aspetto prima 5, poi 10 minuti e, dopo aver constatato che nulla accade, decido di recarmi al ground floor da cui NON si può arrivare tramite le scale perché, come ho precedentemente spiegato, sono bloccate. Esco di nuovo per la strada e faccio un block (un isolato) arrivando al ground floor con una faccia che l’Idra di Lerna mi fa una pippa e informo la tipa del management che l’ascensore non va. La simpatica signora che parla giusto 3/4 parole di inglese in un building in cui sono per l’80% occidentali mi dice che il service lift non può’ funzionare perché c’e troppo vento e bisogna chiudere la porta che separa i parcheggi dagli ascensori (che naturalmente era aperta)!
COSA? MA CHE NE SO IO? MA SE E’ COSI, PERCHE’ NON LA TENETE CHIUSA? Secondo la loro logica, io dovrei aspettare che passi il vento o trovare normale un’attesa di 20 minuti per prendere un ascensore. Ovviamente per me e, credo, per la maggior parte delle persone, tutto ciò non e’ lontanamente accettabile ma, by the way, siamo in Cina quindi, do like the chinese do!

IMG_1055
L’ altezza media di un palazzo di HK

 

Lentezza a parte, devo dire che per tutto il resto, non posso lamentarmi. Forse un po’ mi manca quella libertà di portare Nala ovunque ma ho trovato il mio equilibrio in un bar sotto casa dove c’e free wifi, silenzio e amore incondizionato per i cani. A posto cosi.

Ma passiamo ad illustrare cio’ che, invece, e’ cambiato nella nostra percezione e nella quotidianità’ dopo un po’ di tempo all’estero.

Come vi avevo anticipato, io e mio marito abbiamo deciso di venire qui abbastanza in fretta, in un mese e mezzo, il giusto tempo per organizzarci con gli spostamenti, i permessi da chiedere al lavoro e le valigie. Questa abilita’, ma anche incoscienza, di muoversi senza farsi troppe domande e vivere giorno per giorno e’ una caratteristica che in Italia manca a molti.
Io sono sempre stata cosi, decisa, senza fronzoli e senza molte seghe mentali specie negli ultimi 10 anni, da quando sono andata via di casa senza interrogarmi piu’ di tanto su come avrei vissuto ma col solo pensiero che, da quel giorno in poi sarei stata sola e mi sarei dovuta organizzare giorno per giorno per vivere senza l’aiuto e l’organizzazione dei miei genitori.
Per i motivi sopra elencati, una delle cose che tollero sempre meno quando torno a casa e’ la costante, nonché lunghissima sequela di domande e incertezze per tutto ciò che riguarda il ristorante da scegliere per il sabato sera, il week end da organizzare, il bar dove fare l’aperitivo. Ma e’ possibile che debba essere sempre un iter cosi lungo? Personalmente, l’unico motivo per cui preferisco un posto rispetto ad un altro, riguarda il rapporto qualità-prezzo. Questo, a mio avviso, e’ l’unico motivo per cui si può insistere o discutere. Tutto il resto e cioè “le gente”, “i parcheggi”, “la musica” e la “zona fighetta o meno” sono tutte cavolate che, sinceramente, quando ci si trova piu’ vicini ai 40 che ai 30 anni, lasciano un po’ il tempo che trovano.
Piu’ che altro il posto vicino, che costa poco, dove non si deve cercare parcheggio e dove la gente e’ “top” e’, inevitabilmente, la propria casa!

Polemiche a parte, sono davvero contenta di tornare a casa per un po’. Quando entro nel “mood” del rientro, comincio ad ascoltare i Baustelle a profusione, a controllare i concerti e gli eventi e a sognare le mie tipiche situazioni milanesi. Mi manca Milano (un po’ meno i milanesi) e ho voglia di vedere tutto ciò che e’ cambiato in questi 9 mesi di assenza. Ho voglia di riabbracciare mia nonna, di chiacchierare cinicamente e acidamente con le mie amiche; ho voglia di pettegolezzi (lo so che sono fuori moda ma anche noi ragazze abbiamo i nostri momenti spetegules); ho voglia di vedere la mia scrivania impolverata nell’attesa di tornare prima o poi al lavoro e la mia 500 che mi aspetta dormendo nel box. E il bar Piazza… mi mancano tantissimo gli aperitivi da Alberto, le risate e i personaggi “da bar” e ovviamente, ultima ma non certo per importanza, la nostra casa!

Milano, aspettami ed accoglimi col sole stavolta!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...